Bulimia Nervosa

Bulimia NervosaTi ritrovi a vivere un periodo in cui sei sempre a dieta, seguendola in modo maniacale, preoccupata di prendere peso da un momento all’altro?

Poi, improvvisamente perdi il controllo, scatta una molla e cominci a mangiare qualsiasi cosa in qualunque momento?

Forse sei vittima di bulimia nervosa, uno tra i disturbi del comportamento alimentare.

Sintomi della bulimia nervosa

Il campanello d’allarme? Ecco i sintomi della bulimia nervosa:

  • alto consumo di grandi quantità di cibo ed errata percezione del controllo su di esso;
  • comportamenti di compenso come il vomito autoindotto (molto presente nei soggetti bulimici) uso improprio di lassativi e diuretici, esercizio fisico fatto in modo eccessivo;
  • i suddetti comportamenti si verificano almeno 2 volte a settimana per tre mesi;
  • preoccupazione fuori controllo per il proprio peso e la forma del proprio corpo;
  • i fenomeni di bulimia si manifestano anche al di fuori di episodi di anoressia nervosa.

Cosa succede a chi soffre di bulimia nervosa?

La caratteristica principale di questa patologia è l’instaurarsi di un circolo vizioso che si ripete: preoccupazione fuori controllo per il proprio peso e la forma del proprio corpo -> dieta ferrea -> alto consumo di grandi quantità di cibo -> vomito autoindotto.

Sei una persona che valuta se stessa attraverso il proprio corpo?

Quello che farai sarà cercare di dimagrire seguendo regole molto rigide, anche se già sei magra e non ne avresti proprio bisogno.

Un’alimentazione estrema e rigida è la causa scatenante dell’alto consumo di grandi quantità di cibo nei soggetti che presentano i sintomi della bulimia.

Perché si consuma tanto cibo?

La parola dieta è di per sé una restrizione.

Se poi si è ancora più rigidi, è normalissimo che prima o poi (più prima che poi) si arrivi inevitabilmente a compiere piccole ma fatali trasgressioni. Questo deviare dalla rigidità della dieta, viene vissuto dai soggetti interessati come una irrimediabile perdita di controllo (bulimia nervosa).

Le “abbuffate”, in una prima fase, possono provocare piacere perché stimolano il sistema nervoso e producono endorfine, allentando quella tensione costante del dover seguire una dieta in modo ferreo.

Con il passare del tempo però, le emozioni negative (paura di ingrassare, senso di colpa, vergogna, disgusto) prendono il sopravvento, innescando perdite di controllo ancora maggiori e alimentando quel circolo vizioso che rafforza i sintomi della bulimia.

Conseguenze della bulimia sulla vita sociale

I soggetti affetti da bulimia nervosa provano un forte sentimento di vergogna riguardo le loro abitudini alimentari patologiche e tentano in tutti i modi di nasconderle.

Le crisi bulimiche avvengono in completa solitudine e quanto più segretamente possibile. Lo “sfogo incontrollato” può essere più o meno pianificato e, solitamente, è caratterizzato (anche se non sempre) dalla rapidità con cui viene ingerito il cibo.

La cosiddetta “abbuffata”, quasi sempre, continua fino a che il soggetto bulimico non si sente così pieno da stare male, ed è accompagnata da stati di umore negativo, forte stress, sensazione di fame in seguito ad una condizione di restrizione dietetica, oppure da sentimenti di insoddisfazione relativi al peso, al cibo e alla forma del proprio corpo.

La paura di perdere il controllo è dietro l’angolo

Una crisi bulimica è sempre accompagnata dalla sensazione costante di perdere il controllo da un momento all’altro.

Questa condizione però, non è assoluta.

Il soggetto bulimico può continuare l’abbuffata a dispetto, per esempio, di un telefono che squilla o di un citofono che suona, ma può interromperla in maniera brusca se un familiare o un amico entri inaspettatamente nella stanza.

Analisi dei comportamenti di compenso

Vomito

Una caratteristica tipica che si manifesta in soggetti affetti da bulimia nervosa è il ricorso frequente a comportamenti compensatori inappropriati con la speranza di neutralizzare gli effetti della grande assunzione di cibo.

L’autoinduzione del vomito è tra i più tipici sintomi della bulimia.

Il vomito riduce la sensazione di malessere fisico, oltre a combattere lo stato costante di paura di ingrassare. In alcuni casi inoltre, il vomito rappresenta perfino l’effetto voluto dal soggetto affetto da bulimia, che si ingozza di cibo proprio per poter vomitare, oppure vomita anche dopo l’assunzione di piccole quantità di cibo.

Nelle fasi avanzate del disturbo, questi soggetti riescono a vomitare anche a comando.

Farmaci lassativi e diuretici

L’uso inappropriato di farmaci lassativi e diuretici rappresenta una seconda via di eliminazione adottata da pazienti bulimici, pratica presente in 1/3 dei soggetti che presentano i sintomi della bulimia nervosa.

Raramente si ricorre all’uso di clisteri subito dopo l’assunzione di cibo.

Esercizio fisico e digiuno

Altre misure compensatorie per le abbuffate sono il digiuno nei giorni successivi all’assunzione o la pratica eccessiva di esercizio fisico.

Quasi mai viene fatto uso di ormoni tiroidei per accelerare il metabolismo ed evitare così l’aumento di peso.

Danni all’organismo

Il ricorso frequente ricorso a questo tipo di pratiche di eliminazione, porta inevitabilmente ad alterazioni dell’equilibrio elettrolitico e dei fluidi, e all’instaurarsi di condizioni come ipopotassiemia, iponatriemia, ipocloremia.

La perdita di succo gastrico acido attraverso il vomito può produrre alcalosi metabolica (aumento del bicarbonato sierico), mentre l’abuso di lassativi induce diarrea e provoca acidosi metabolica.

Alcuni individui che presentano sintomi di bulimia nervosa mostrano un’alterazione nei valori delle amilasi nel siero, probabilmente legate ad un aumento dell’isoenzima salivare.

Il vomito ripetuto provoca la perdita importante e definitiva dello smalto dentale, specialmente a livello delle superfici linguali degli incisivi, che si scheggiano, si intaccano, e si rovinano in maniera evidente.

Insieme a tutto questo, la frequenza delle carie aumenta sensibilmente. In alcuni individui inoltre, le ghiandole salivari – parotidi specialmente – possono ingrossarsi in maniera importante.

Si può curare la bulimia?

La risposta è SÍ.

L’uso di farmaci antidepressivi nell’esperienza clinica, si è dimostrato efficace nella cura della bulimia nervosa. In particolare, quelli appartenenti alla categoria degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI).

Tre sono i principali motivi dell’efficacia dei suddetti farmaci:

  • riducono mediamente del 50-60% la frequenza dell’assunzione di grandi quantità di cibo già nel giro di qualche settimana;
  • riducono mediamente del 50-60% la frequenza del vomito, migliorano l’umore e il senso di controllo sull’alimentazione e diminuiscono quello stato di preoccupazione per il cibo
  • l’effetto antidepressivo si verifica indipendentemente dallo stato di depressione del soggetto.

Recenti studi scientifici però indicano che, in molti soggetti, gli antidepressivi non hanno efficacia a lungo termine. Sembra che, sebbene gli antidepressivi riducano la frequenza delle abbuffate, non siano in grado di eliminare alcuni di quei fattori specifici che contribuiscono alla sopravvivenza della bulimia nervosa, come ad esempio il seguire una dieta ferrea.

Per curare la bulimia nervosa quindi, è necessario e fortemente indicato ricorrere ad un percorso di supporto psicoterapeutico personalizzato, dove il paziente sia assistito dal punto di vista mentale e nutrizionale.

La psicoterapia di questo tipo si è dimostrata infatti il modo più efficace per la cura della bulimia, con effetti positivi protratti nel tempo che si mantengono anche cessando l’assunzione dei farmaci, e permettendo al soggetto di tornare a vivere una vita normale.

L’intervento cognitivo comportamentale della bulimia nervosa

La terapia cognitivo-comportamentale nella cura della bulimia nervosa mira a cambiare il punto di vista sul concetto errato che peso e forma corporee costituiscano l’unico o il principale fattore su cui costruire il proprio valore personale.

Le tre fasi di trattamento della bulimia nervosa

Il trattamento prevede tre fasi, della durata complessiva di almeno 180 giorni.

Fase 1

Nella prima fase, il soggetto si pone come obiettivo quello di fornire più informazioni possibili sul disturbo e di ridurre le abbuffate normalizzando la frequenza dei pasti.

Fase 2

Nella seconda fase invece, si prova a stabilizzare il comportamento alimentare equilibrando le porzioni e scegliendo la qualità degli alimenti, in modo da ridurre sensibilmente quella preoccupazione patologica per il peso e per la forma del proprio corpo, tipici sintomi della bulimia.

Fase 3

La terza fase prevede l’instaurarsi di procedure mirate a prevenire le ricadute, il mantenimento dei risultati raggiunti durante il trattamento e l’interruzione della terapia.