Il segreto del successo di un atleta è tutto nella nostra testa

Il segreto del successo di un atleta è tutto nella nostra testa

Non abbiamo nessuna scusa davanti ad una vittoria come questa. Il segreto del successo di un atleta è tutto nella nostra testa.

E’ ormai da tempo risaputo e studiato il contributo fondamentale che la nostra testa dà ad ogni nostra azione, decisione e comportamento. Non siamo in balia degli eventi o della sfortuna e tutto non dipende esclusivamente dal nostro corpo e dalla genetica. In ogni momento della nostra vita è sempre la nostra mente a condurci. E’ la nostra testa che, in maniera più o meno consapevole,  ci guida nelle nostri decisioni, nelle nostre scelte.

Tutto ciò è ancor più vero quando parliamo di sport e di prestazioni sportive. Il successo sportivo non dipende, come si è pensato per tanto tempo, esclusivamente dal bagaglio genetico dell’atleta e dal tipo di allenamento, ma dalla nostra mente.

Ma in che modo la nostra testa ci guida verso il successo ?

Ogni nostra azione è costantemente accompagnata da pensieri, giudizi che la nostra testa continua ad emettere. Spesso questi giudizi e questi pensieri sono inconsapevoli, vale a dire che non ci rendiamo conto di farli. Anche durante una gara di resistenza continuiamo a pensare ed emettere giudizi sulla nostra gara, sulla nostra prestazione, sullo sforzo che stiamo affrontando. Questi giudizi e questi pensieri sono fortemente condizionati dall’immagine che abbiamo di noi stessi e da quanto ci percepiamo capaci rispetto al nostro obiettivo. In altri termini è come se noi continuassimo a dialogare con noi stessi.

Durante una gara noi possiamo decidere quindi di farci il tifo, d’incoraggiarci, di notare quanto stiamo facendo bene e quanto siamo in grado di sopportare. Possiamo decidere di spingere di più perchè siamo convinti di farcela, perchè riteniamo di avere ancora energie.  Noi facciamo ciò che pensiamo e ciò che pensiamo di poter fare. Ovvio che esistono anche dei limiti fisici, genetici, ma non sono loro i responsabili del successo.

La testa responsabile del nostro successo o della nostra sconfitta.

Il concetto che la testa sia responsabile del successo di un atleta, appare ancora più evidente negli sport di resistenza, laddove è provato da diversi studi scientifici, che ciò che spinge un atleta a rallentare o a fermarsi, non dipende tanto dal fatto che il corpo incontra un duro limite fisiologico, come la totale assenza di glicogeno, quanto piuttosto da quale livello di massimo sforzo percepito l’atleta  è disposto o in grado di tollerare.

I limiti fisici esistono, naturalmente, ma nessun atleta li raggiunge mai perchè  il limite puramente psicologico di tolleranza dello sforzo percepito viene sempre raggiunto prima.

Il rallentamento apparentemente inesorabile che si verifica durante una prestazione, non è il risultato puramente meccanicistico come per un’auto che rimane senza carburante, ma avviene su base volontaria. Questo significa che siamo noi che decidiamo di fermarci. E’ la nostra testa che ci impone di fermarci. Insomma è proprio la nostra testa la chiave del successo di un atleta.

Che prove abbiamo che sia la testa la chiave del successo ?

La prova che sia la testa la chiave del successo, proviene da diversi studi sperimentali con diversi atleti in diverse condizioni. Questi studi evidenziano che quando gli atleti  rinunciano, rallentano, si fermano, hanno invece qualche capacità di riserva prima di arrivare al punto di esaurimento.

In alcuni di questi studi alcuni atleti venivano fatti allenare fino allo sfinimento per poi stimolare elettricamente i loro muscoli per stabilire se avessero potuto continuare a lavorare se solo l’atleta fosse stato disposto a proseguire. E ogni volta si scopriva che essi avrebbero potuto farlo.

In parole povere, la percezione dello sforzo è la sensazione di un atleta rispetto a quanto duramente si sta allenando. Questa sensazione è distinta dal dolore, dalla fatica e da altre sensazioni di cui gli atleti fanno esperienza mentre corrono, ed è la fonte primaria del disagio che costringe gli atleti a rallentare o a smettere quando sentono di aver raggiunto il limite. Gli atleti comunemente etichettano questa sensazione come “fatica”, ma la fatica  è una percezione distinta e molto più debole dello sforzo.

La percezione dello sforzo è fisica o mentale?

La percezione dello sforzo proviene dal cervello e non dal corpo e questo spiega anche perchè ci sia una lunga lista di di fattori che aumentano le prestazioni di resistenza senza che vi sia un reale aumento della capacità fisica.

E’ risaputo infatti che caffeina e musica ad esempio migliorano le prestazioni di un atleta, eppure musica e caffeina non neutralizzano l’acido lattico, non conservano il glicogeno e nemmeno migliorano la capacità fisica in qualsiasi altro modo. Eppure migliorano la prestazione di endurance. Funzionano sul cervello e non sui muscoli semplicemente facendoci sembrare l’esercizio fisico più facile.

Qual è allora la chiave del successo? Ricorda: “Il segreto del successo di un atleta è tutto nella nostra testa!”

La chiave del successo di un atleta è la testa.

Esistono due modi di vincere una gara.

Si può vincere attraverso una migliore forma fisica oppure si si può vincere utilizzando una maggiore porzione di quella capacità fisica di norma inutilizzata. Sto parlando di quella capacità fisica che il nostro cervello, se non allenato, non ci permette di utilizzare facendo sopraggiungere prima di altri atleti la percezione di fatica e obbligandoci a rallentare o a fermarci. Si tratta di cominciare ad allenare non solo il corpo ma anche la mente.

E’ evidente a questo punto che la vera chiave del successo di un atleta non sia tanto l’allenamento fisico, il numero di ripetute e le ore di attività, quanto piuttosto l’allenamento  che gli permette di superare i propri limiti mentali. Quei limiti che solo il nostro cervello ci può imporre attraverso i nostri pensieri, le nostre convinzioni e che indipendentemente dalla nostra forma fisica rappresenterebbero un impedimento al raggiungimento di un successo sportivo. Possiamo essere molto allenati, essere molto dotati fisicamente ma se, come spesso accade, la nostra testa ci dice qualcosa di diverso, il nostro corpo non può che seguirla.

Come può fare un atleta per migliorare ?

Cosa può fare un atleta oltre ad accumulare utile esperienza per gestire pensieri ed emozioni in questi momenti importanti?

Può imparare a supportare i propri gesti atletici con una buona preparazione mentale, cioè con l’uso della propria forza psicologica, spesso nascosta, ma presente, o immatura, ma desiderosa di sbocciare. La differenza tra l’atleta che conosce i propri mezzi psicologici e l’atleta che non li ha mai esplorati, sta proprio nella capacità di saper sfruttare le situazioni difficili a proprio vantaggio, e nell’imparare a fare dei propri limiti il punto di partenza per diventare ancora più efficace.

L’esperto in psicologia dello sport aiuta l’atleta a scoprire le migliori qualità mentali dell’atleta, e lo guida nell’utilizzo di esse. Spesso la psicologia è temuta, spaventa, proprio perché non la si conosce; tuttavia è un mondo fatto di studi, ricerche e tecniche finalizzati ad aiutare l’individuo a migliorarsi, sia nel caso debba affrontare un problema, sia nel caso desideri semplicemente sfruttare appieno le proprie potenzialità.