Psicologia dello sport: le emozioni nella prestazione agonistica

psicologia dello sport

La psicologia dello sport fornisce all’atleta strumenti per migliorare la propria prestazione, gestendo le emozioni disfunzionali come rabbia e ansia.

Non puoi tentennare, la concentrazione massima per ogni movimento. Una sola perdita potrebbe fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta. Il tuo coach conta su di te, tutti contano su di te. Stai rappresentando la tua nazione e tu ti chiedi se sarai all’altezza delle aspettative tue e degli altri. Le emozioni possono influenzare una prestazione agonistica: ecco il perché della nascita della psicologia dello sport.

Il pubblico,  la tua città, la tua nazione, tutti fanno il tifo… è tutto sotto i tuoi occhi, ma tu sei solo. Solo davanti allo specchio d’acqua, aspettando di sentire il suono dello start. Sai che nelle prossime lunghe ore ti giocherai la tua chance di vittoria. Sei a Kona all’ambita gara. Sei all’ “Ironman World Championship “.

Sai che tutto il lavoro fatto nei mesi precedenti potrebbe trovare il suo coronamento o essere sprecato. Potrebbe essere sprecato per qualche stupido errore, per un imprevisto, per un crampo. Non ti devono tremare le mani né le gambe. Occhialini a posto e braccia pronte.

La concentrazione massima per ogni movimento. Una solo errore potrebbe fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta, devi seguire il ritmo del tuo gesto. Il ritmo delle tue bracciate, una dopo l’altra. Il ritmo della pedalata, fluida e potente. Il ritmo della corsa, costante e leggera ma allo stesso tempo dolorosa.

Tutti contano su di te,  e tu ti chiedi se sarai all’altezza delle aspettative tue e degli altri.

Pensieri ed emozioni

Questi sono solo alcuni dei pensieri che attraversano la mente di ogni atleta professionista. Compaiono mentre aspetta di entrare in acqua, pensieri che, intuitivamente, si portano dietro un grosso carico emotivo. Il triathlon è, infatti, un perfetto esempio quando si tratta di capire le emozioni e di come e quanto le emozioni possano influenzare una prestazione agonistica. Questo è il motivo per cui è nata la psicologia dello sport.

La psicologia dello sport o psicologia sportiva

A differenza di ciò che si può pensare, lo sport non è solo fisico, ma anche tanta testa. L’attività sportiva richiede costanza e impegno nell’allenamento. Volontà di tener duro di fronte alla fatica e ai sacrifici. Capacità di sopportare la pressione emotiva di una gara e dei giorni che la precedono. Con lo sport l’atleta costruisce l’immagine che ha di sé in relazione ai propri limiti e obiettivi. Alle proprie motivazioni, agli avversari e al pubblico. Più riuscirà a utilizzare le proprie risorse per una performance di livello, più ne potrà trarre un’immagine di sé efficace, competente e di valore.

Questo processo, importantissimo nella vita di ogni sportivo, è, tuttavia, particolarmente faticoso. Può sottoporre l’atleta a notevoli pressioni che, ripercuotendosi a livello fisico, ne inficiano la performance. Compare  un circolo vizioso che può risultare pericoloso.

La psicologia dello sport fornisce all’atleta strumenti che permettano di migliorare la propria prestazione. Affiancano all’indispensabile allenamento fisico e al perfezionamento del gesto atletico, l’utilizzo di tecniche che lavorano sulla dimensione psicologica. L’obiettivo è quello di ottenere una migliore gestione delle energie e dell’emotività in una situazione di allenamento e di competizione sportiva.

Ciò su cui atleti e allenatori concordano è,  che a parità di preparazione fisico-atletica, la differenza è data dall’atteggiamento mentale e da come allenamento e competizione vengono vissuti. Questa differenza spiega, secondo molti, quel quid in più che hanno i veri campioni.  Coloro i quali riescono a replicare un risultato positivo e a renderlo costante.

La dimensione psicologica nello sport

Spesso si sente dire che la dimensione psicologica non è un aspetto allenabile o controllabile. Che non ha influenza significativa sulla prestazione sportiva. In realtà, evidenze di ricerca dimostrano proprio il contrario. La concentrazione, l’autocontrollo, la consapevolezza di sè, sono tutti ambiti sui quali ci è possibile intervenire.  E soprattutto che tutto ciò è possibile potenziare al fine di affrontare la gara con il miglior equilibrio psicofisico possibile.

Sport e ansia

L’ansia, tra tutte le emozioni, risulta, nella letteratura di psicologia dello sport, la peggior nemica della prestazione sportiva agonistica. E’ in grado di influenzarne negativamente i risultati. L’ansia è uno stato emotivo che può essere percepito come spiacevole e che prepara il corpo per una minaccia. Tale minaccia però non è reale o corrispondente al livello di pericolo soggettivamente percepito. Durante lo stato di ansia avviene una massiccia attivazione del sistema nervoso simpatico. Questa attivazione provoca una serie di alterazioni fisiche, biochimiche e endocrine. A  loro volta queste contribuiscono a un precoce esaurimento delle risorse fisiche e mentali dell’atleta.

Sport e rabbia

Un’altra emozione che spesso emerge negli atleti durante una competizione, studiata nella psicologia dello sport, è la rabbia. Il voler dare tutto, e anche di più, è spesso espressione di rabbia. La rabbia sfocia in un atteggiamento aggressivo. Può portare a esagerare i movimenti . Può condurre  oltre i confini di quanto praticato in allenamento e di quelle che sono le proprie capacità tecniche e pratiche.

La rabbia può essere anche espressione di frustrazione. Ad esempio per un infortunio subito o per una serie di risultati negativi ottenuti nelle precedenti competizioni. Di rivalsa, nei confronti di un allenatore o di un compagno di squadra. Qualunque sia la causa, l’atleta arrabbiato si presenta alla gara con un atteggiamento poco produttivo. Si presenterà alla competizione mosso da modalità di pensiero disfunzionali.

Psicologia dello sport: la gestione delle emozioni disfunzionali

Le emozioni disfunzionali che spesso si associano a una competizione non sono eliminabili, ma gestibili. E’ stato ampiamente dimostrato nella psicologia dello sport che l’allenamento mentale permette un significativo miglioramento delle prestazioni. Permettono all’atleta di riconoscere le proprie modalità di pensiero abituali. Permettono di riconoscere le emozioni ad esse collegate, rispetto a sé stesso e al significato rivestito da una competizione. Permettono infine di imparare a modificarle e gestirle.

In particolare, tra gli atleti è molto diffuso il ricorso a tecniche di rilassamento e di visualizzazione. Esse vengono utilizzate per accrescere le risorse mentali dell’atleta. Lo allenano a confrontarsi con le situazioni più critiche e aumentandone l’autocontrollo.

Training autogeno nella psicologia dello sport

La capacità di raggiungere uno stato di rilassamento è fondamentale nella preparazione di ogni sportivo. Il rilassamento non coincide con uno stato di riposo. Consiste in una normalizzazione delle funzioni vitali e, nello sport, in un loro migliore utilizzo. Permette, infatti, di creare uno stato psicofisico caratterizzato da una riduzione della tensione muscolare. Questa riduzione della tensione muscolare è accompagnata da sensazioni psichiche introspettivamente percepite come benessere, serenità e tranquillità. Alcune tra le tecniche più utilizzate nella psicologia dello sport sono il Rilassamento Progressivo di Jacobson e il Training Autogeno di Schultz.

Le tecniche di visualizzazione, invece, sfruttano un’altra grande amica dell’atleta: l’immaginazione. Tali tecniche partono, infatti, dal presupposto che ciascuno di noi possiede questa abilità mentale estremamente potente. Una grande risorsa a cui poter accedere in qualsiasi momento e luogo.

Tecniche di imagery per la psicologia dello sport

Le tecniche di visualizzazione immaginativa possono servire, nella psicologia dello sport per raggiungere una condizione di rilassamento anche durante una gara importante. In questo caso, la tecnica consiste nell’immaginarsi all’interno di una situazione serena e confortevole. In una situazione in cui sia possibile trovare benessere psichico. A livello pratico, è essenziale che questa scena venga immaginata il più dettagliatamente possibile. Mentre si svolge l’esercizio si deve, infatti, prestare attenzione a tutti i particolari dell’ambiente: i colori, le luci, la temperatura, i suoni. Ma anche il movimento delle persone e degli oggetti, le sensazioni tattili, uditive e olfattive, e le emozioni provate. In questo ambiente immaginativo l’atleta potrà tornare ogni volta che desidera calmare e rilassare la mente.

La visualizzazione può, inoltre, essere impiegata per focalizzare un obiettivo che si intende raggiungere. In particolare, è stato dimostrato che visualizzare è particolarmente utile quando ci si concentra sul processo collegato al nostro scopo. L’atleta, attraverso questi esercizi, può crearsi l’immagine di sé stesso mentre è impegnato a perseguire i propri traguardi. Questo lo spronerà all’azione. I passaggi fondamentali per eseguire questa tecnica sono tre:

  • definire un obiettivo;
  • immaginare il processo di raggiungimento dello stesso;
  • immaginare sé stessi mentre si compiono queste azioni.

La visualizzazione va eseguita per almeno 5 minuti più volte al giorno. Questa tecnica permette all’atleta di arrivare preparato in gara e di gestire anche gli imprevisti perché già vissuti nella propria mente.

L’allenamento ideomotorio.

Anche l’allenamento ideomotorio permette di esercitare specifici gesti tecnici, a livello mentale oltre che fisico, e di migliorarne l’esecuzione. Per la realizzazione di questa pratica è necessario focalizzare l’attenzione sulle singole porzioni di movimento che compongono la sequenza, dapprima concentrandosi solo sul proprio corpo, e in seguito anche sui pensieri e sulle emozioni che la accompagnano.

Spesso, nei giorni prima di una competizione, si può immaginare la situazione di gara. La si può arricchire di tutti i dettagli possibili in base alle proprie esperienze passate. Si può visualizzare il momento dell’entrata in acqua, i momenti dei cambi, il percorso in bici, rischi. Spesso, mentre s’immagina, si prova una forte ansia. E’ persino possibile avvertire la sensazione di errore. E’ quello il momento per cominciare da capo, fino a quando le emozioni sono sotto controllo. Fino a quando l’esercizio diventa come lo si vuole eseguire.

Come me molti atleti, professionisti e non, riconoscono ormai mente e corpo come facce di una stessa medaglia. Due elementi entrambi imprescindibili al fine di ottenere grandi risultati.